• Intervento di Giachini Francesco, iscritto a LiberAperta e Radicali Italiani
Chiarisco subito che non amo questa legge elettorale che priva i cittadini della possibilità di scegliere i propri rappresentanti dando un potere immenso a poche persone, presenti ai vertici dei partiti maggiori, che di fatto scelgono i parlamentari prima del voto dei cittadini e poi subito dopo con il gioco delle candidature multiple.
Non amo questa legge elettorale perché permette che, due partiti che ottengono gli stessi identici voti, abbiano in parlamento una diversa rappresentanza.
La legge che verrebbe fuori dal referendum non sarebbe un'ottima legge elettorale ma sarebbe meno peggio e scardinerebbe gli attuali equilibri di potere. Ci sono quindi buone possibilità che il referendum possa fare da stimolo. Mi fa ridere chi non vuole considerare il referendum come stimolo per cambiare qualcosa, soprattutto quando quelle stesse forze politiche hanno usato questo sistema in precedenza. L'esempio più eloquente che mi torna alla mente è quello relativo al centrali nucleari. I tre quesiti chiedevano rispettivamente l'abolizione dell'intervento statale nel caso in cui un Comune non avesse concesso un sito per l'apertura di una centrale nucleare nel suo territorio, l'abrogazione dei contributi statali per gli enti locali per la presenza sui loro territori di centrali nucleari e l'abrogazione della possibilità per l'Enel di partecipare all'estero alla costruzione di centrali nucleari.
Nessuno di questi quesiti, votati dai cittadini a larghissima maggioranza, poteva impedire la costruzione di nuove centrali in Italia, bloccare la costruzione di quelle già avviate o addirittura far chiudere quelle esistenti. Addirittura, il secondo danneggiava enormemente le popolazioni vicine alle centrali in funzione all'epoca. I radicali lo sostennero e lo utilizzarono consapevolmente come l'arma per uscire dal nucleare, indipendentemente da quello che i quesiti prevedevano. Adesso gli stessi dicono che il referendum non può essere usato come strumento di pressione per ottenere qualcosa altrimenti non ottenibile. Vedo una contraddizione. Nel nostro ordinamento non sono previsti i referendum propositivi quindi non c'è stato molto da fare per scrivere buoni quesiti che potessero spazzare via questa legge elettorale. L'effetto di questo referendum sarebbe, relativamente alle prime due schede, di eliminare le coalizioni, dando il premio di maggioranza al partito che prende più voti ed eliminando le agevolazioni in termini di soglia di sbarramento per le liste minori che formavano una coalizione. L'effetto dirompente di questi quesiti non si può nascondere, la forza che vince le elezioni non sarebbe più ricattabile dagli alleati, ma soprattutto la maggioranza attuale per evitare la caduta del governo ad opera della Lega Nord, il partito potenzialmente più danneggiato, dovrebbe intavolare una discussione anche con il PD per scrivere una nuova elettorale, si spera diversa da quella uscita dal referendum e soprattutto da quella attualmente in vigore. Scommettere sul sì è un azzardo ma è l'unico modo per scardinare l'attuale legge.
L'ultimo quesito è quello relativo alle candidature multiple. Con la legge attuale è possibile per un politico candidarsi in tutti i collegi d'Italia salvo poi, una volta essere eletto in tutti o alcuni di essi optare per uno soltanto, facendo eleggere negli altri collegi persone presenti in lista subito sotto di lui. Con questo sistema le segreterie dei partiti dopo l'esito delle elezioni, ordinano ai propri eletti di optare in questo o in quel collegio, per far passare o restare fuori questa o quella persona. Poretti scrive che la vittoria di questo quesito danneggerebbe soprattutto i partiti a leadership forte, condivido. Ad esempio Emma Bonino potrebbe candidarsi in un solo collegio e tanti candidati sconosciuti ai più, spesso residenti in altre regioni che avevano la possibilità di essere elette solo sfruttando il marchio Emma rimarrebbero fuori. Lo stesso problema l'avrebbe l'IDV che tolto Di Pietro e De Magistris non ha molte persone conosciute capaci di catalizzare voti. E quindi, dove sta il problema? se siamo per l'uninominale non dovremmo considerare un problema avere tanti candidati validi, ognuno per ciascun collegio, da offrire agli elettori. Se non ci sono, pazienza, si prendono meno voti, l'importante è non ingannare il cittadino elettore proponendo venti Bonino quando in realtà ne abbiamo solamente una.
Per questi motivi darò convintamente (specialmente per l'ultimo) tre sì.