Pacchetto europeo clima ed energia: la possibilità di ridiscutere tempi ed obiettivi
Di Admin (del 21/10/2008 @ 11:00:53, in politica, linkato 4064 volte)
di Antonio Bacchi
La richiesta del Governo italiano di ridiscutere gli obiettivi
comunitari del pacchetto "clima-energia" dovrebbe essere appoggiata, sia
pure in modo critico, e non rigettata totalmente. Tralasciamo il fatto che è
ancora aperto, nel mondo scientifico, il dibattito sulla reale portata
dell'incidenza del livello di CO2 sulle variazioni climatiche. Anche ammesso
e non concesso che l'intervento sulle emissioni di CO2 (che tanto peso ha
in quei provvedimenti) debba essere la priorità in materia ambientale,
stiamo parlando di interventi che pure a detta dei loro stessi sostenitori
non sarebbero in alcun caso risolutivi: troppo limitati, infatti, gli
effetti. Il tutto a fronte di un costo che sarebbe invece altissimo per la
nostra economia. Forse chiedersi se il gioco vale la candela non è poi così
sbagliato e anzi si sarebbe dovuto riflettere meglio e prima su questo, a
prescindere dalla crisi finanziaria che aggrava problemi che semplicemente
c'erano già. Il nodo vero è un altro, posto l'obiettivo di individuare
scelte politiche efficaci che portino la nostra società ad abbandonare gli
idrocarburi per fonti energetiche non inquinanti e rinnovabili, e cioè
quello d'individuare una tecnologia praticabile che oggi ancora non abbiamo
a disposizione. La risposta fin qui adottata dall'Unione Europea è quella di
tenere artificiosamente sul mercato, con l'immissione di grandi quantità di
denaro pubblico, fonti energetiche che da sole non ci potrebbero stare, il
ché significa allontanarsi dalla soluzione anziché avvicinarcisi, dato che
si tratterebbe di risorse in tutta evidenza sottratte a quella che in questo
momento dovrebbe essere la vera priorità per le politiche ambientali: la
ricerca. Senza mai dimenticare che il buon funzionamento dell'economia, e
quindi la produzione di ricchezza, è condizione non certo sufficiente ma di
sicuro necessaria per poter avere nel presente e nel prossimo futuro
maggiori investimenti per l'ambiente nei bilanci degli stati europei (e non
solo).
Ecco quindi che quando il Governo italiano chiede di ridiscutere il
piano europeo andrebbe sostenuto e si dovrebbe passare immediatamente a
porre l'attenzione sugli obiettivi da raggiungere con questa nuova
negoziazione. Ancora una volta emerge drammaticamente il bisogno di una voce
ambientalista di segno laico e liberale: gli eletti radicali in parlamento
potrebbero incarnarla, aiutando così ad emergere anche qualche voce fuori
dal "solito coro" all'interno del Partito Democratico. Purtroppo mi pare
invece che i passi mossi dai parlamentari radicali su questo tema siano
finora di altro segno, ma forse non è ancora troppo tardi per sperare in una
correzione di linea politica.
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