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Popolo delle libertà:che fine hanno fatto i liberali?
Di Francesco Giachini (del 28/03/2008 @ 13:40:43, in politica, linkato 8942 volte)

Le candidature del PdL, pubblicate all'ultimo momento prima della scadenza del termine di presentazione delle liste, hanno evidenziato che, a fronte di un forte richiamo ai valori liberali insito nel nome della nuova formazione politica, il contenuto è di tutt'altra fattura. Non a caso la collocazione europea del partito di Silvio Berlusconi non è l'ALDE, la casa dei liberali, ma bensì il partito popolare di cui fanno parte tutti i partiti democristiani europei. A differenza del primo Berlusconi che schierò tra le proprie fila un vasto numero di personalità laiche e liberali, stavolta la connotazione delle liste è molto caratterizzata sul fronte del conservatorismo. Non è passato inosservato che laici e liberali come Alfredo Biondi, Dario Rivolta, Antonio Del Pennino, Eugenio Sterpa e Lino Iannuzzi non sono state ricandidati e che i loro sostituti siano tutto tranne che dei liberali. Rivalta ha commentato le liste in questo modo:L’operazione si riassume posando l’occhio sulla Lombardia dove il Pdl candida come capolista alla Camera il presidente della Compagnia delle Opere e Formigoni al Senato, mentre a Roma l’ex portavoce del Family day. La sostanza è che hanno salvato i finti laici, i travé della Chiesa e chi si è messo la laicità prima sbandierata sotto le scarpe. A cominciare dai socialisti di FI. Lo stesso Biondi -ricorda Rivolta- si è fatto illudere nel momento in cui è stato nominato presidente del Consiglio nazionale di FI che si è rivelato una vera e propria farsa. La scarsa presenza di voci laiche - conclude - mi preoccupa alla stessa stregua dell’aumento dei confessionalisti. E proprio quando l’esempio spagnolo dimostra che la posizione di rottura con i laici è perdente“.

Forse però la decisione che ha fatto più scalpore è la mancata candidatura di Daniele Capezzone che, a differenza degli ex parlamentari sopra elencati, non può essere accusato di essere troppo vecchio e di avere troppe legislature alle spalle. Addirittura l'ex segretario radicale nei mesi scorsi aveva provato a nascondere le sue idee sulla laicità puntando tutto sui temi economici con un'agenda liberista. Forse proprio quest'ultimo motivo, oltre alla provenienza radicale, gli è stato fatale nel momento in cui le ricette che proponeva erano troppo per uno schieramento che si propone di fare nuovamente ministro dell'economia Giulio Tremonti, uno che di liberismo non vuole sentire parlare affatto. Lo stesso piano di rilancio di Malpensa attraverso una ricapitalizzazione di Alitalia con denaro pubblico è chiaro sintomo di statalismo A causa di queste metamorfosi il PdL ha perso un partito che, seppur piccolo e con poco seguito, gli era alleato da più di 10 anni e che aveva una grande tradizione, il Partito Liberale Italiano che andrà da solo e per causa di ciò sparità. Se non di sparire rischia di non avere nessun eletto il PS che abbandonando la Rosa Nel Pugno e non prevedendo il fenomeno Veltroni si è infilato in un vicolo cieco. Mentre tutti i liberali piangono, i radicali pur privati del proprio simbolo e offesi per i veti esercitati su alcuni dei loro dirigenti, avranno una combattiva pattuglia di sette, forse otto parlamentari che cercheranno di diffondere un pò di cultura liberale all'interno del PD. Per chi si sente veramente liberale l'unico voto utile è quello che impedisce a questo PdL confessionale e protezionista di governare; non perchè il PD sia tanto meglio, semplicemente perchè a differenza del PdL i laici, i liberali e i liberisti, è andato a cercarli pur sapendo questo avrebbe causato qualche mal di pancia oltretevere e tra i sindacati. Le candidature di Ichino e Veronesi sono un segnale importante che forse qualcosa sta veramente cambiando. Possiamo osservare questo cambiamento dall'esterno, dando un voto di testimonianza, oppure possiamo provare a incidere nello scontro. Per il bene del paese la scelta giusta è la seconda.

 

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